L'economia italiana davanti alla prima guerra italiana

Mercoled? 19 novembre si ? tenuto il dibattito sulla Prima Guerra Mondiale presso la Sala del Mutuo Soccorso di Bergamo con l'introduzione della prof.ssa Stefania LICINI, ordinaria di Storia Economica presso l'Universit? di Bergamo.

La relatrice si ? soffermata pi? sugli aspetti economico-culturali che non su quelli strategico militari in quanto il motore originario di quel drammatico evento era stato il tumultuoso sviluppo economico europeo e mondiale che nella sua dinamica irresistibile aveva introdotto nella societ? nuovi concetti, nuove aspettative ed aveva generato nazionalismi che mettevano in discussione l'equilibrio politico europeo, faticosamente mantenuto dalle varie conferenze internazionali che erano tenute per risolvere le sorgenti litigiosit? fra le potenze europee e comporre i loro interessi contrastanti.

Naturalmente al cambiamento dell'atteggiamento dei governi e dei popoli di fronte ai problemi economici ha contribuito in gran parte lo sviluppo scientifico in tutti i campi, sviluppo che si ? dilatato sempre di pi?. Cos? che, in occasione della guerra che, contrariamente alle aspettative di un conflitto breve, si era trasformata in una odissea umana e materiale che si ? andata dilatando sulla spinta delle necessit? dell'esercito, richiedendo alla nazione uno sforzo economico rilevante. Pensiamo ai problemi di approvvigionamento per i soldati, di trasporto celere e di produzione di beni, specie nella fase iniziale quando si dovette procedere al ripristino delle riserve, gi? depauperate dalla guerra di Libia di pochi anni prima. Tutte queste esigenze richiesero allo Stato di assumere il ruolo di direzione e di concentrazione delle decisioni, di sostegno alle nuove imprese innovative (Caproni, Magneti Marelli, Magrini, ecc.), a quelle che si stavano affacciando sul mercato nazionale (Fiat, Breda, Terni, ecc.). Da qui nasceranno, poi, gli scandalosi profitti di guerra, ma soprattutto si svilupperanno i processi di fusione e di concentrazione aziendale e quelli di integrazione verticale.

Per effetto di ci? la conseguenza della guerra sar? un abnorme aumento della spesa pubblica a cui lo stato far? fronte con un inasprimento fiscale nei limiti del possibile in una economia di guerra, l'emissione di titoli del debito pubblico a lungo termine che investitori internazionali collocheranno a tassi elevati sui mercati mondiali e l'avvio di un processo inflazionistico che deprezzer? sempre pi? la moneta.

Inoltre, l'oratrice si ? intrattenuta sulle necessit? di questo sviluppo, necessit? che hanno prodotto rivalit? fra le potenze europee, concorrenze internazionali sul piano economico, ricerca di nuovi mercati, colonialismo ed imperialismo e quindi aggressivit? ed atteggiamenti di superiorit? nei confronti di popoli che avevano il solo torto di possedere materie prime a basso costo o di essere sede di investimenti produttivi.

In questa guerra vennero sperimentate armi nuove ed inconcepibili per quei tempi e per la tradizione maturata, quali i gas tossici, le celeri comunicazioni telefoniche, la invenzione della mitragliatrice, l'uso delle ferrovie, degli aeroplani e dei sottomarini. Ed a tutto questo si accompagn? una nuova cultura che rifiutava la tradizione ed esaltava la rottura, la violenza, l'eroismo, il nazionalismo, la missione di civilt? che avrebbero dovuto avere i popoli europei verso quelli degli altri continenti, tranne di quello americano, esclusivo appannaggio degli U.S.A.

E' vero che questi sentimenti furono il frutto delle aspettative di settori culturali i pi? diversi, di strati di piccola borghesia, di ambienti giovanili e di buona parte dei ceti affaristici, mentre la maggioranza della popolazione, formata da socialisti, cattolici, liberali, era contraria; ma la forza della propaganda, usata in questa occasione con larghezza di mezzi, riusc? a contrastare il pacifismo presente nella societ?, supportata dal sostegno di ambienti di corte e di ambienti politici che effettuarono, all'insaputa del paese, un vero e proprio "colpo di stato".

Cos? l'Italia venne trascinata in una guerra che non era inevitabile, che nessuno voleva, da un miscela di piccole cause che concentrate in un unico spazio temporale fecero esplodere e distrussero un mondo che ritorner? mai pi?.

L'oratrice sottoline? poi due aspetti di questa guerra che cambiarono la storia dell'Europa, e cio? la modifica del ruolo delle donne che furono impiegate in modo massiccio nell'industria e la perdita della centralit? politica ed economica dell'Europa a favore degli Stati Uniti.

Seguita da un pubblico attento la relazione introduttiva fu seguita da un breve ma appassionato dibattito, a testimonianza del suo apprezzamento.